Oggi è il 30° anno. Oggi, a detta di mia madre, è l'anniversario del mio battesimo. Una lunga convivenza con Gesù. Vi chiederete:"Alberto, come hai fatto per tutto questo tempo? Qual è il segreto del vostro legame?". Subito detto, care amiche e cari amici: vedersi di rado e anche meno. Siamo una coppia moderna. No, non siamo separati in chiesa; semplicemente ognuno vive armoniosamente la propria libertà, senza obblighi di sorta. Certo, sono andato a vederlo al suo primo saggio da protagonista: Jesus christ superstar. Ho visto la sua ascesa e la sua caduta di stile: quando canta "I will survive" in questo video, ci eravamo da poco presi una pausa di riflessione. Adesso sta meglio. Ogni tanto lo rivedo in macchie di caffè o su sederi di cani
o su lenzuola sudate. Non mi sono mai sentito il meno dotato della coppia. Ognuno ha il suo lavoro e anche se era lui a portare i pani e i pesci a casa, la mia virilità non è mai stata minacciata. Quindi cari lettori e amate lettrici avete compreso l'arcano? Semplice, no? Ad ognuno i propri spazi: a lui il cielo; a me la terra.
giovedì 29 dicembre 2011
venerdì 3 giugno 2011
Il senso del bottone
Un urlo straziante. Carne e metallo. Stelle, tante stelle. No, non è il falò sulla spiaggia, per la notte di san Lorenzo. Non c'è salsiccia sulla brace, né fornace a riscaldare. Solo dolore e a nulla servirà un tuffo nel mare d'argento increspato. Tacito l'accordo tra gli astanti. Nel dubbio d'intervento, non in pochi tentennano. Piegata l'ombra tra i flutti, contorni rivela alla luce della luna piena.
Solo.
In ginocchio.
Ah, se potesse alzare le mani al cielo e gridare tutta la sua ira!
Ma il tormento rende gli arti macigni e li costringe lì, vicino al cuore.
Un po' più giù.
Sul grembo, quasi. Fuochino.
Ella s'avvicina e vedendolo ansante chiede:<<Calpestasti qualcosa col tuo piede?>>
Riceve di rimando risposta secca, ma sincera:<<Mi son chiuso il cazzo nella cerniera!!!>>
Solo.
In ginocchio.
Ah, se potesse alzare le mani al cielo e gridare tutta la sua ira!
Ma il tormento rende gli arti macigni e li costringe lì, vicino al cuore.
Un po' più giù.
Sul grembo, quasi. Fuochino.
Ella s'avvicina e vedendolo ansante chiede:<<Calpestasti qualcosa col tuo piede?>>
Riceve di rimando risposta secca, ma sincera:<<Mi son chiuso il cazzo nella cerniera!!!>>
martedì 17 maggio 2011
Dormendo. Anzi no. Dormani, non ora.
Sono stato nel futuro: erano le 6 di domani mattina.
Non ero ancora sveglio e sentivo già i leggiadri tonfi provenire dallo zoo, al piano di sopra. Mio fratello non era in casa, nonostante dovesse coprire il turno del pomeriggio.
Sarà un futuro parallelo, ho pensato. Oppure sono in ritardo a lavoro?
Oh cazzo, ma che ore sono? Il cellulare non ha suonato, merda!!!
Le 21:02, di oggi. Sono tornato al presente per fortuna.
Che paura.
Non è vero dite? Ma se ho parlato del futuro coniugando i verbi all'imperfetto! Non vi basta come prova?
Ne volete un'altra?
Ehm,si usava il telefonino cellulare come sveglia!
Nemmeno questa è sufficiente? Miscredenti del cazzo!
Allora vi darò i numeri del superenalotto di stasera. Come? Sono già stati estratti?
Merda, sono tornato nel presente troppo tardi. Allora credetemi sulla parola, sono stato nel futuro.
Ne parlo al passato e ricordo che domani mi avevate già creduto.
Non ero ancora sveglio e sentivo già i leggiadri tonfi provenire dallo zoo, al piano di sopra. Mio fratello non era in casa, nonostante dovesse coprire il turno del pomeriggio.
Sarà un futuro parallelo, ho pensato. Oppure sono in ritardo a lavoro?
Oh cazzo, ma che ore sono? Il cellulare non ha suonato, merda!!!
Le 21:02, di oggi. Sono tornato al presente per fortuna.
Che paura.
Non è vero dite? Ma se ho parlato del futuro coniugando i verbi all'imperfetto! Non vi basta come prova?
Ne volete un'altra?
Ehm,si usava il telefonino cellulare come sveglia!
Nemmeno questa è sufficiente? Miscredenti del cazzo!
Allora vi darò i numeri del superenalotto di stasera. Come? Sono già stati estratti?
Merda, sono tornato nel presente troppo tardi. Allora credetemi sulla parola, sono stato nel futuro.
Ne parlo al passato e ricordo che domani mi avevate già creduto.
lunedì 4 aprile 2011
Dirottamento dirompente
-Fermi tutti, questa è una rapina!
-Scemo l'abbiamo provata mille volte, questa non è una rapina.
-Scusa. Fermi tutti questa non è una rapina!
-Ehmm...mi perdoni.
-Sì, lei con la mano alzata mi dica.
-Salve. No,no, non devo andare in bagno. Mi chiedevo, così per essere precisi, se non è una rapina ci potete dire cosa è?
-Te l'avevo detto di provarla almeno un'altra volta. Sei il solito cretino. Dai ricominciamo.
-Allora ripartiamo dall'inizio. Fermi tutti, questa non è una rapina, nemmeno un prelievo, ne un rapimento.
-E' una raccolta?
-No.
-Un gioco?
-No.
-Una funzione liturgica?
-No.
-Una cena al lume di candela?
-Un bagno caldo?
-Dai ragazzi ci siete vicini...
-Un party?
-No. Chi è il coglione che ha detto una frattura, che c'entra.
-Una trasfusione.
-Un digitale terrestre?
-Forza, un po' d'impegno. Non potete dire le prime cose che vi passano per la testa. Vi do un aiutino: siamo armati e voi siete ostaggi.
-Posso sapere l'arma per favore?
-Signori, siete pregati di accomodarvi ed allacciare le cinture. Il comandan...
-Mi scusi non vede che ho un'arma e sto cercando di spavantare i passeggeri? Può tornare al suo posto, cara assistente di volo? Allora avanti ragazzacci, che arma ho in mano?
-Sembra un tagliaerbe.
-Una motosega.
-Un frullatore.
-Un frigorifero.
-Daiiii, che cazzo avete delle fette di prosciutto sugli occhi? E questo è un aiutone!
-Io lo so, lo so. Un'affettatrice.
-Brava! Hai indovinato, sarai la nostra ostaggia.
-Che culo!!!
-Quindi ci siamo. Questo è un dirottamento democratico. Si va dove decide la maggioranza.
-Possiamo andare al mare?
-Quello è un ammaraggio mio caro idiota. Altre proposte?
-A Parigi.
-Su un'isola deserta.
-All'ikea.
-Vedo che troppa libertà vi dà alla testa. Vi do tre dirottamenti possibili: Los Angeles, Mosca e Londra.
-Londra.
-Mosca.
-Londra.
-Los Angeles.
....35 minuti dopo.
-Ricapitolando. Abbiamo 13 Mosca; 26 Los Angeles e 134 Londra. Vincono questi ultimi. Ragazzi questo aereo verrà dirottato a Londra.
Applausi, cori, tricche trakke...
-Il comandante, il primo ufficiale e l'equipaggio vi danno il benvenuto su questo aeromobile con destinazione finale Londra. La temperatura esterna è di circa 13°, il cielo è sereno; punto di rugiada 8°. Tempo stimato di arrivo un'ora e 25 minuti. Siete pregati di allacciare le cinture, spegnere i telefonini e le affettatrici ed ogni strumento elettronico che possa interferire con la strumentazione di bordo. Buon viaggio. Assistenti di volo prepararsi al decollo.
Cabin Crew ready for Take-off.
-Alberto sei un mentecatto! Questo volo era già diretto a Londra.
-Sarà per il ritorno.
-Ma io voglio tornare in Italia.
-Vuoi tutto tu. Intanto spegni l'affettatrice, non vorrai mica precipitare.
-Sei un coglione. Sei proprio un minchione.
-Scemo l'abbiamo provata mille volte, questa non è una rapina.
-Scusa. Fermi tutti questa non è una rapina!
-Ehmm...mi perdoni.
-Sì, lei con la mano alzata mi dica.
-Salve. No,no, non devo andare in bagno. Mi chiedevo, così per essere precisi, se non è una rapina ci potete dire cosa è?
-Te l'avevo detto di provarla almeno un'altra volta. Sei il solito cretino. Dai ricominciamo.
-Allora ripartiamo dall'inizio. Fermi tutti, questa non è una rapina, nemmeno un prelievo, ne un rapimento.
-E' una raccolta?
-No.
-Un gioco?
-No.
-Una funzione liturgica?
-No.
-Una cena al lume di candela?
-Un bagno caldo?
-Dai ragazzi ci siete vicini...
-Un party?
-No. Chi è il coglione che ha detto una frattura, che c'entra.
-Una trasfusione.
-Un digitale terrestre?
-Forza, un po' d'impegno. Non potete dire le prime cose che vi passano per la testa. Vi do un aiutino: siamo armati e voi siete ostaggi.
-Posso sapere l'arma per favore?
-Signori, siete pregati di accomodarvi ed allacciare le cinture. Il comandan...
-Mi scusi non vede che ho un'arma e sto cercando di spavantare i passeggeri? Può tornare al suo posto, cara assistente di volo? Allora avanti ragazzacci, che arma ho in mano?
-Sembra un tagliaerbe.
-Una motosega.
-Un frullatore.
-Un frigorifero.
-Daiiii, che cazzo avete delle fette di prosciutto sugli occhi? E questo è un aiutone!
-Io lo so, lo so. Un'affettatrice.
-Brava! Hai indovinato, sarai la nostra ostaggia.
-Che culo!!!
-Quindi ci siamo. Questo è un dirottamento democratico. Si va dove decide la maggioranza.
-Possiamo andare al mare?
-Quello è un ammaraggio mio caro idiota. Altre proposte?
-A Parigi.
-Su un'isola deserta.
-All'ikea.
-Vedo che troppa libertà vi dà alla testa. Vi do tre dirottamenti possibili: Los Angeles, Mosca e Londra.
-Londra.
-Mosca.
-Londra.
-Los Angeles.
....35 minuti dopo.
-Ricapitolando. Abbiamo 13 Mosca; 26 Los Angeles e 134 Londra. Vincono questi ultimi. Ragazzi questo aereo verrà dirottato a Londra.
Applausi, cori, tricche trakke...
-Il comandante, il primo ufficiale e l'equipaggio vi danno il benvenuto su questo aeromobile con destinazione finale Londra. La temperatura esterna è di circa 13°, il cielo è sereno; punto di rugiada 8°. Tempo stimato di arrivo un'ora e 25 minuti. Siete pregati di allacciare le cinture, spegnere i telefonini e le affettatrici ed ogni strumento elettronico che possa interferire con la strumentazione di bordo. Buon viaggio. Assistenti di volo prepararsi al decollo.
Cabin Crew ready for Take-off.
-Alberto sei un mentecatto! Questo volo era già diretto a Londra.
-Sarà per il ritorno.
-Ma io voglio tornare in Italia.
-Vuoi tutto tu. Intanto spegni l'affettatrice, non vorrai mica precipitare.
-Sei un coglione. Sei proprio un minchione.
venerdì 18 marzo 2011
Un piccolo disastro per il mondo, un grande passo per l'umanità...verso l'estinzione.
"Ma come vibra bene oggi. Dacci dentro"
"Non avrò forse pigiato il tasto turbo, qui traballa anche il letto"
"Sì, sì, ancora, ancora!!!"
"Toshiko, credo sia una scossa di terremoto"
"Chojiro, ce ne sono 25 al giorno qui, non funziona come il mio malditesta, se non hai voglia dillo e basta"
"Tesoro, tu continua a sollazzarti, io scappo"
"Ma dove vaiiiiii!!!!!!!!"
Si dice che per una concatenazione di eventi, il battito d'ali d'una farfalla in Giappone possa causare un uragano negli StatiUniti.
Allora non capisco perchè, l'oscillazione di un vibratore, durante un amplesso nipponico, non abbia causato il terremoto in Texas.
Vorrà dire che farfalle e penetrazioni non hanno la stessa valenza nello scatenare la cascata di accadimenti che porta ad una catastrofe che non sia in loco.
Chissà se a 12 anni spippettandomi non abbia provocato l'estinzione di qualche invertebrato della zona del ragusano. Rimarrà sempre un mistero.
Ciò che invece non rimarrà oscuro per molto, saranno i cittadini di Tokio, che date le radiazioni a cui saranno esposti, brilleranno di luce propria.
Ho sentito dire cose disdicevoli su quel terremotaccio:
- Cattivo, monellaccio!!!
- Non si scuote così la gente, maleducato!
E anche qualche...
- Stronzooooo!!!
Ma finora poco si è detto sulla TEPCO.
Nel 2001 la prefettura di Fukushima blocca i lavori di carico di MOX nei reattori che ora stanno esplodendo; la TEPCO se ne sbatte e da il via alle operazioni. Cosa è il MOX?
Il MOX ("Mixed Oxide Fuel") non è altro che una miscela di uranio e plutonio, tranquillamente mortale.
Solo successivamente, quando nel 2002 TEPCO ammise di aver falsificato i dati sulla sicurezza delle sue centrali nucleari, si venne a sapere che erano stati minimizzati o nascosti problemi in saldature del sarcofago di Kashiwazaki-Kariwa 3 e nei meccanismi di controllo delle barre di Fukushima 3.La dose mortale di plutonio è di un milionesimo di grammo, quindi grazie a questi simpaticoni, moriranno milioni di persone.
Ma io continuerei a concentrarmi su farfalle e vibratori:
sono queste le vere piaghe del terzo millennio.
Chiedo alle maggiori potenze della terra una missione di pace, una guerra preventiva o come si chiama, atta a riportare la democrazia nei sexyshop e nei campi fioriti. Fanculo farfalle di merda e giochini erotici da pervertiti.
mercoledì 16 marzo 2011
Pochi passi
Che bella la libertà, stupendo essere indipendenti. Oggi mi sono messo in cammino per la prima volta dopo 14 mesi. Ho imparato la lingua del posto, assaggiato le prelibate pietanze e le delicate carezze delle cortigiane; riverito e servito quasi fossi un re.
V'era sempre una schiera di giullari per il mio personale divertimento e innumerevoli serve dedite alla pulizia della mia persona e al soddisfacimento d'ogni mio desiderio. So che la vita è dura; so di essere un privilegiato; so di essere curioso; so che è questo il motivo per cui abbandono ogni cosa e mi dirigo verso terre lontane.
Ho appena lasciato alle mie spalle la Piana del Morbidio.
Per Dio! Le gambe tremano, ma ritte rimangono, piegate alla mia ferrea volontà di continuare. Vedo in lontananza i verdi pascoli del monte dei Seduti. Ivi farò la prima sosta del mio lungo viaggio, attraversando la palude Pelosa ed il deserto dei Diagonali. Procedo a passo spedito, incurante dei pericoli. Una leggera brezza solletica la schiena: un brivido sale fino alla nuca.
Proseguo imperterrito, ma un grido perviene straziante alle mie orecchie.
E' un attimo; mi volto prima di perdere l'equilibrio e cadere.
Per Giunone, cosa ci fa qui la mia più fedele serva? Come osa seguirmi? E cosa ride, sta Stronza!!! Ma cosa vedono i miei occhi c'è anche il giullare, non sarà forse un agguato? Traditori.
Alchè sento ella dire a gran voce, rivolgendosi all'altro infame:
"Hai visto Marco? I primi passi del nostro bimbo"
Stroncare così un' avventura; qualcosa di epico poteva accadere.
Fortuna volle sti due imbecilli non fossero i genitori di Ulisse. Qualcuno mi deve un favore: Omero dovresti baciarmi il culo!
V'era sempre una schiera di giullari per il mio personale divertimento e innumerevoli serve dedite alla pulizia della mia persona e al soddisfacimento d'ogni mio desiderio. So che la vita è dura; so di essere un privilegiato; so di essere curioso; so che è questo il motivo per cui abbandono ogni cosa e mi dirigo verso terre lontane.
Ho appena lasciato alle mie spalle la Piana del Morbidio.
Per Dio! Le gambe tremano, ma ritte rimangono, piegate alla mia ferrea volontà di continuare. Vedo in lontananza i verdi pascoli del monte dei Seduti. Ivi farò la prima sosta del mio lungo viaggio, attraversando la palude Pelosa ed il deserto dei Diagonali. Procedo a passo spedito, incurante dei pericoli. Una leggera brezza solletica la schiena: un brivido sale fino alla nuca.
Proseguo imperterrito, ma un grido perviene straziante alle mie orecchie.
E' un attimo; mi volto prima di perdere l'equilibrio e cadere.
Per Giunone, cosa ci fa qui la mia più fedele serva? Come osa seguirmi? E cosa ride, sta Stronza!!! Ma cosa vedono i miei occhi c'è anche il giullare, non sarà forse un agguato? Traditori.
Alchè sento ella dire a gran voce, rivolgendosi all'altro infame:
"Hai visto Marco? I primi passi del nostro bimbo"
Stroncare così un' avventura; qualcosa di epico poteva accadere.
Fortuna volle sti due imbecilli non fossero i genitori di Ulisse. Qualcuno mi deve un favore: Omero dovresti baciarmi il culo!
mercoledì 9 febbraio 2011
Scossoni
Trema, vibra, stai attento!!! Attento cade il vaso, prendilo!
Porca troia, stavolta non smette. Non pensi sia più lunga delle altre? Cazzo qui crolla tutto. Stai giù, sotto il tavolo. Macchè, meglio sotto un arco, una porta, una trave. Ma no, usciamo fuori, scappiamo.
E dove si va?
Ovunque.
Sì, ma dove?
A destra.
A destra?
Allora andiamo a sinistra.
A sinistra?
Allora andiamo dritto.
Dritto c'è un altra casa.
Allora andiamo su, in alto.
Voliamo?
Sì, voliamo, io so farlo, tu?
Boh, forse, non ho mai provato.
Proviamo assieme.
Cazzo, ma stiamo volando, i miei piedi penzolano, ma è fighissimo, come dicono i giovani d'oggi. Cool.
Cool che? Smettila e continua a levitare, su andiamo su.
Attento! Un falco, un gabbiano, una falena, ma che roba è?
Un sacchettino della monnezza, scemo.
E che ci fa qui su?
Mica voliamo solo noi, anche la merda si solleva.
Davvero? Come le scoregge?
Beh sì, direi di sì.
E noi che siamo?
Non saprei. Cioè sì lo so. Io sono un uomo.
E io che sono, mi vedevo i piedi prima.
Mi dispiace erano i miei piedi che vedevi.
Ma allora che sono io?
Lo avevi intuito prima.
Stai dicendo che mi hai fatto tu?
Diciamo la fagiolata di ieri?
No, sono una scoreggia. Ma perchè penso? Essere sensiente non mi piace.
Erano fagioli OGM. Pardon.
E adesso cosa succede?
Io torno giù, tu ti librerai e man mano ti disperderai nell'aere. Ciao. Addio
Che triste destino. Mi sembrava di esistere da sempre. Invece mi hai fatta, mi lasci andare e non esisto più. Prrr, prrr,prr,pr.
Porca troia, stavolta non smette. Non pensi sia più lunga delle altre? Cazzo qui crolla tutto. Stai giù, sotto il tavolo. Macchè, meglio sotto un arco, una porta, una trave. Ma no, usciamo fuori, scappiamo.
E dove si va?
Ovunque.
Sì, ma dove?
A destra.
A destra?
Allora andiamo a sinistra.
A sinistra?
Allora andiamo dritto.
Dritto c'è un altra casa.
Allora andiamo su, in alto.
Voliamo?
Sì, voliamo, io so farlo, tu?
Boh, forse, non ho mai provato.
Proviamo assieme.
Cazzo, ma stiamo volando, i miei piedi penzolano, ma è fighissimo, come dicono i giovani d'oggi. Cool.
Cool che? Smettila e continua a levitare, su andiamo su.
Attento! Un falco, un gabbiano, una falena, ma che roba è?
Un sacchettino della monnezza, scemo.
E che ci fa qui su?
Mica voliamo solo noi, anche la merda si solleva.
Davvero? Come le scoregge?
Beh sì, direi di sì.
E noi che siamo?
Non saprei. Cioè sì lo so. Io sono un uomo.
E io che sono, mi vedevo i piedi prima.
Mi dispiace erano i miei piedi che vedevi.
Ma allora che sono io?
Lo avevi intuito prima.
Stai dicendo che mi hai fatto tu?
Diciamo la fagiolata di ieri?
No, sono una scoreggia. Ma perchè penso? Essere sensiente non mi piace.
Erano fagioli OGM. Pardon.
E adesso cosa succede?
Io torno giù, tu ti librerai e man mano ti disperderai nell'aere. Ciao. Addio
Che triste destino. Mi sembrava di esistere da sempre. Invece mi hai fatta, mi lasci andare e non esisto più. Prrr, prrr,prr,pr.
giovedì 3 febbraio 2011
Pulsioni
Di angoscia, di rabbia, di malinconia e di tristezza. Di gelosia, di ferite, di giustificazioni e di odio. Di ricerca, di dissenzo, di malessere. Di cosa è composta una persona? Sa amare, sa disprezzare, sa mentire, sa far male, far bene, far fare.
Plagia e piega le verità a proprio tornaconto.
Emula personaggi di fantasia, si crede sopra le regole.
No, questa deve essere la ricetta sbagliata di cosa è un uomo. Devo aver letto male quali ingredienti lo compongono.
C'era scritto: Tibia 2 porzioni, 10 dita per due mani, 10 per due piedi, un bacino, una testa, qualche metacarpo, un paio di clavicole, altrettante scapole, una certa quantità di vertebre, 16 metri di budello, uno stomaco, un fegato, un cuore, altre robe che non ricordo e poi il solito pulsioni q.b.
Quanto basta, ma che vuol dire?
Non so, Io ne ho messo forse troppe di une e meno di altre.
La prossima volta prendo quello che si fa al microonde, un pò di fango, ci sputo sopra come al solito e domenica mi riposo.
Sempre vostro e di altri
Dio
Plagia e piega le verità a proprio tornaconto.
Emula personaggi di fantasia, si crede sopra le regole.
No, questa deve essere la ricetta sbagliata di cosa è un uomo. Devo aver letto male quali ingredienti lo compongono.
C'era scritto: Tibia 2 porzioni, 10 dita per due mani, 10 per due piedi, un bacino, una testa, qualche metacarpo, un paio di clavicole, altrettante scapole, una certa quantità di vertebre, 16 metri di budello, uno stomaco, un fegato, un cuore, altre robe che non ricordo e poi il solito pulsioni q.b.
Quanto basta, ma che vuol dire?
Non so, Io ne ho messo forse troppe di une e meno di altre.
La prossima volta prendo quello che si fa al microonde, un pò di fango, ci sputo sopra come al solito e domenica mi riposo.
Sempre vostro e di altri
Dio
Il meschino
Mi chiamano in vari modi, urlano i miei nomi in continuazione. Non mi volto mai.
Non per superbia, nemmeno per sordità e siate sicuri, nemmeno per disattenzione.
Tratto male la gente, dicono le voci; è un insensibile, dicono altri; approfittatore, dice la mia coscienza.
Io preferisco un solo vocabolo: meschino. Sì, siate concisi, abbreviate ogni vostra frase, epiteto, malvolenza in questo splendido termine: racchiude in se ogni vostro desiderio di cattiveria su di me.
Se mi chiamate, non vi rivolgo la mia attenzione, perchè sono meschino; se vi mento perchè voglio ottenere qualcosa è perchè sono meschino; se state annegando e poggio il piede sulla vostra testa per allacciarmi la scarpa, è perchè...?
Sono Meschino, Oliviero Meschino, brutte teste di cazzo!!!! Smettetela di chiamarmi a casa anche di notte, di insultarmi per strada. È normale che la mia pazienza abbia una fine, è normale diventi cattivo. I vostri sono pronosticogiudizi, mi date dell'infame e prima o poi lo divento. Sono la persona più gentile che conosca e ora vi saluto con un bel Vaffanculo!!!
Non per superbia, nemmeno per sordità e siate sicuri, nemmeno per disattenzione.
Tratto male la gente, dicono le voci; è un insensibile, dicono altri; approfittatore, dice la mia coscienza.
Io preferisco un solo vocabolo: meschino. Sì, siate concisi, abbreviate ogni vostra frase, epiteto, malvolenza in questo splendido termine: racchiude in se ogni vostro desiderio di cattiveria su di me.
Se mi chiamate, non vi rivolgo la mia attenzione, perchè sono meschino; se vi mento perchè voglio ottenere qualcosa è perchè sono meschino; se state annegando e poggio il piede sulla vostra testa per allacciarmi la scarpa, è perchè...?
Sono Meschino, Oliviero Meschino, brutte teste di cazzo!!!! Smettetela di chiamarmi a casa anche di notte, di insultarmi per strada. È normale che la mia pazienza abbia una fine, è normale diventi cattivo. I vostri sono pronosticogiudizi, mi date dell'infame e prima o poi lo divento. Sono la persona più gentile che conosca e ora vi saluto con un bel Vaffanculo!!!
Le rovine
Mi aggiravo oramai stanco, sempre curioso di scoprire, ma stanco nel corpo e nella mente. Ero stato allontanato dalla mia compagnia di viaggio poichè inaffidabile, dicevano loro. Sapevo esattamente il perchè.
Sono qui da solo, davanti alle rovine di un'antica città: luoghi che un tempo ospitavano viandanti, mercanti, tradizioni; calore umano v'era tra le mura degli edifici, gesti consueti vi si svolgevano, familiare era il rumorio che l'attorniava. La osservo adesso da lontano, nel tempo. Tutto è già decrepito, malconcio, impolverato. Sbiaditi gli affreschi, in mille pezzi le anfore. E' rimasto un solo bicchiere in terracotta, deformato.
Lo colpisco col piede, vola verso un muro franato. Si frantuma.
Adesso si che sono rovine.
Ed ora sapete perchè mi hanno allontanato.
Sono qui da solo, davanti alle rovine di un'antica città: luoghi che un tempo ospitavano viandanti, mercanti, tradizioni; calore umano v'era tra le mura degli edifici, gesti consueti vi si svolgevano, familiare era il rumorio che l'attorniava. La osservo adesso da lontano, nel tempo. Tutto è già decrepito, malconcio, impolverato. Sbiaditi gli affreschi, in mille pezzi le anfore. E' rimasto un solo bicchiere in terracotta, deformato.
Lo colpisco col piede, vola verso un muro franato. Si frantuma.
Adesso si che sono rovine.
Ed ora sapete perchè mi hanno allontanato.
venerdì 28 gennaio 2011
Delirio number two
"A te voglia nichilista, per te gioia trista. Nulla nel tempo, gioia del momento. Yo, yo, yo. Rime truci, atroci, truzze, rozze come solito si consiglia dire. Nel gergo del ghetto, senza tetto rinchiuso, vagabondo disilluso, incapace di mossa alcuna, metto prona ognuna, chi dice "supina", dico io: meglio a pecorina."
Rappa bello, mi dicevo. Ronzava nella testa solo un desiderio: continua, non ne capisco nulla, ma continua la tua rima suburbana.
I concerti del Mogway sono parecchio cool nel chiul, come dice la mia migliore amica. Sono rime, basso, batteria,una base. Sono ciò che amo adesso, legami di parole, volubili. Significati buttati al vento, nel freddo esterno, fuori dal tepore da dove nascono le parole: dalla bocca, dalla lingua, dal petto.
Sembra quasi mi abbia contagiato col suo modo di cantare, sembra quasi sia io a farlo adesso. No, invece sono seduto al tavolo, davanti alla mia birra doppio malto rossa e alla mia ragazza rossa senza smalto. Mi guarda con occhi languidi, la ragazza, non la birra, io guardo la birra, non la ragazza e lei si incazza, si alza e va via. Rimaniamo io e la schiuma ai bordi del bicchiere, una sigaretta a metà nel posacenere. Arriva una bionda, si siede. Parla. Ordino un'altra birra. E' olandese, la birra; la tipa invece è de Roma. Si chiama Simona e fa la commessa in un negozio di animali. Annuisco appena, accenno ad un sorriso.
"Prendila come viene, se conviene salva me e te. Ne passanno a centinaia, come sassolini, si uniscono a formare ghiaia. Sono i primi a lasciare che tutto scorra. Sono zavorra, peso, inganno. Ti fottono, poi se ne vanno. Stavolta io fotto te, che il kamasutra sembra un ricettario, in modo vario e variopinto, cala il sipario su questo porno spinto."
E' quasi finita, ne sto per ordinare un'altra, la tipa si alza stizzita. Ho parlato poco, se ne va come la rossa: la ragazza di prima, la mia prima birra, la ragazza di ora e la mia olandese fruttata. Rimango di nuovo solo, ma non tarda a sedersi un'altra. Parla anche lei, gesticola, mi invita a dare informazioni, nome, date, luoghi.
"Qui, io, ora" le rispondo, si alza che la mia pinta è ancora grondante goccioline di condensa. Ne verranno altre 7 di birre e di donne, si siederanno, le berrò. Tornerò a casa barcollante e solitario, in un turbinio di voci e visi sconosciuti.
Devo smetterla di iscrivermi allo SpeedRapDate, solo perchè con 15 euro bevo fino al collasso.
Rappa bello, mi dicevo. Ronzava nella testa solo un desiderio: continua, non ne capisco nulla, ma continua la tua rima suburbana.
I concerti del Mogway sono parecchio cool nel chiul, come dice la mia migliore amica. Sono rime, basso, batteria,una base. Sono ciò che amo adesso, legami di parole, volubili. Significati buttati al vento, nel freddo esterno, fuori dal tepore da dove nascono le parole: dalla bocca, dalla lingua, dal petto.
Sembra quasi mi abbia contagiato col suo modo di cantare, sembra quasi sia io a farlo adesso. No, invece sono seduto al tavolo, davanti alla mia birra doppio malto rossa e alla mia ragazza rossa senza smalto. Mi guarda con occhi languidi, la ragazza, non la birra, io guardo la birra, non la ragazza e lei si incazza, si alza e va via. Rimaniamo io e la schiuma ai bordi del bicchiere, una sigaretta a metà nel posacenere. Arriva una bionda, si siede. Parla. Ordino un'altra birra. E' olandese, la birra; la tipa invece è de Roma. Si chiama Simona e fa la commessa in un negozio di animali. Annuisco appena, accenno ad un sorriso.
"Prendila come viene, se conviene salva me e te. Ne passanno a centinaia, come sassolini, si uniscono a formare ghiaia. Sono i primi a lasciare che tutto scorra. Sono zavorra, peso, inganno. Ti fottono, poi se ne vanno. Stavolta io fotto te, che il kamasutra sembra un ricettario, in modo vario e variopinto, cala il sipario su questo porno spinto."
E' quasi finita, ne sto per ordinare un'altra, la tipa si alza stizzita. Ho parlato poco, se ne va come la rossa: la ragazza di prima, la mia prima birra, la ragazza di ora e la mia olandese fruttata. Rimango di nuovo solo, ma non tarda a sedersi un'altra. Parla anche lei, gesticola, mi invita a dare informazioni, nome, date, luoghi.
"Qui, io, ora" le rispondo, si alza che la mia pinta è ancora grondante goccioline di condensa. Ne verranno altre 7 di birre e di donne, si siederanno, le berrò. Tornerò a casa barcollante e solitario, in un turbinio di voci e visi sconosciuti.
Devo smetterla di iscrivermi allo SpeedRapDate, solo perchè con 15 euro bevo fino al collasso.
martedì 25 gennaio 2011
L'orchestra delle ex
<<Salve, vorrei acquistare quello strumento a percussione, della famiglia degli idiofoni, quello che a Renato Zero non piace, vede ce n'è uno lì in alto, proprio lì>>
<<Signore parla del triangolo?>>
<<Sì, esatto, quel coso lì, di metallo con una barretta>>
<<Glielo prendo subito!>>
Mi ha guardato con un aria indifferente, sto stronzo di commesso, solo perchè non sapevo il nome di quello strumento musicale. Cretino. Fosse la prima volta che vengo in questo negozio a comprarne, capirei.
Sarà nuovo sto fesso. Mi conoscono tutti qui, ormai sono al mio trentatreesimo strumento.
Chiarisco una cosa: non è una mania da collezionista. Semplicemente ogni volta che rompo un rapporto con una ragazza, che per me è stata importante, come surrogato e per esorcizzare l'accaduto, compro qualcosa che si può suonare.
La prima è stata Michela, divenuta una chitarra; la seconda Luana, violino; Melita, flauto traverso; Laura, tuba; Patrizia, grancassa; Valentina, Piatti; Eliana, corno inglese per ovvi motivi; Berta, flauto dolce per la bravura, non come Melita che si strozzava; Luciana, pianoforte; Angelica, rullante; le sorelle Maika, Laika e Mila rispettivamente tromba piccola, tromba bassa e trombone contrabbasso; Selenia, oboe d'amore; Pamela, timpani (parlava assai); Sonia, arpa; Flavia, saxofono; Claudia, clarinetto piccolo...
Se volete saperlo ho la possibilità di far suonare una piccola banda di paese.
Tengo tutto in una stanza insonorizzata ed ogni tanto soffio in uno, archetto un altro, percuoto, pizzico, accarezzo, lecco, pesto.
Il triangolo di cui sopra è per Raffaella, sensibile, si faceva sentire ogni tanto: inutile come lo strumento che la sostituisce.
E' vero, non ne so suonare uno come si deve, ma in fondo continuo nella rappresentazione. Nella realtà non ho saputo trovare un "accordo" giusto con nessuna di loro.
Non le sentivo, c'era disarmonia, erano stridenti, stonanti; non per colpa loro ovviamente, ma nemmeno mia. Non erano fatte per me.
So che la fuori, in un negozio, chissà forse in America, forse in Sri Lanka, forse da Tomassone a Bologna, c'è un fiato, un arco, una percussione che mi sta aspettando: attenderà il mio arrivo per sempre. La mia orchestra non sarà mai completa ed io sarò un maestro da strapazzo, ma finalmente al mio fianco vi sarà colei che non sarà mai uno strumento.
<<Signore parla del triangolo?>>
<<Sì, esatto, quel coso lì, di metallo con una barretta>>
<<Glielo prendo subito!>>
Mi ha guardato con un aria indifferente, sto stronzo di commesso, solo perchè non sapevo il nome di quello strumento musicale. Cretino. Fosse la prima volta che vengo in questo negozio a comprarne, capirei.
Sarà nuovo sto fesso. Mi conoscono tutti qui, ormai sono al mio trentatreesimo strumento.
Chiarisco una cosa: non è una mania da collezionista. Semplicemente ogni volta che rompo un rapporto con una ragazza, che per me è stata importante, come surrogato e per esorcizzare l'accaduto, compro qualcosa che si può suonare.
La prima è stata Michela, divenuta una chitarra; la seconda Luana, violino; Melita, flauto traverso; Laura, tuba; Patrizia, grancassa; Valentina, Piatti; Eliana, corno inglese per ovvi motivi; Berta, flauto dolce per la bravura, non come Melita che si strozzava; Luciana, pianoforte; Angelica, rullante; le sorelle Maika, Laika e Mila rispettivamente tromba piccola, tromba bassa e trombone contrabbasso; Selenia, oboe d'amore; Pamela, timpani (parlava assai); Sonia, arpa; Flavia, saxofono; Claudia, clarinetto piccolo...
Se volete saperlo ho la possibilità di far suonare una piccola banda di paese.
Tengo tutto in una stanza insonorizzata ed ogni tanto soffio in uno, archetto un altro, percuoto, pizzico, accarezzo, lecco, pesto.
Il triangolo di cui sopra è per Raffaella, sensibile, si faceva sentire ogni tanto: inutile come lo strumento che la sostituisce.
E' vero, non ne so suonare uno come si deve, ma in fondo continuo nella rappresentazione. Nella realtà non ho saputo trovare un "accordo" giusto con nessuna di loro.
Non le sentivo, c'era disarmonia, erano stridenti, stonanti; non per colpa loro ovviamente, ma nemmeno mia. Non erano fatte per me.
So che la fuori, in un negozio, chissà forse in America, forse in Sri Lanka, forse da Tomassone a Bologna, c'è un fiato, un arco, una percussione che mi sta aspettando: attenderà il mio arrivo per sempre. La mia orchestra non sarà mai completa ed io sarò un maestro da strapazzo, ma finalmente al mio fianco vi sarà colei che non sarà mai uno strumento.
domenica 23 gennaio 2011
Ciò che sembra, ma non è,serve a darti l'allegrìaaaa
Sempre stato amante dei contentini, delle emozioni a metà.Non sono il tipo. Così conciso e istantaneo nel definirsi sembrava un automa. Non era nemmeno questo, era sensibile alle relazioni umane, ai sentimenti, lo è ancora. Vive di contatti, di scambi di pensieri, sono così era solito dire. Non uso virgolette, era il suo motto ed ancora adesso lo usa. Definirsi particolare sarebbe banale, essere speciale altrettanto. Me stesso vi presento, io, gioia del vivere sopra le righe, senza superarne alcuna. Osservatore esterno e immerso nello stesso tempo. Mi tuffo nelle incapacità, nelle sciocchezze, nuoto nel sapere e nell'idiozia era capace di affermare, ancor ora non si contraddice. Cosa diceva e dice, esisteva ed esiste? E chi sarà mai capace di asserirlo. Legami inutili, secondi futili era solito vivere e vive. Chi è costui? Chi era? Non lo sapremo mai, ma forse lo so. Sì, lo confesso. So chi è costui, chi era solito essere. Sono io, sei tu.
sabato 22 gennaio 2011
L'uomo senza oblio
Ricordi, ricordi, ne siete circondati, siete immersi e sommersi da foto, video, oggetti, legami. Ogni cosa vi porta al passato, siete scaraventati indietro nel tempo in continuazione. Una goccia di pioggia, un motivetto alla radio, uno sguardo sconosciuto che vi fa emozionare; aromi del presente ed il profumo di torta alle mele della mamma; un sorriso ed il profilo della vostra ragazza sul letto, la domenica mattina. Voi associate, date forza ai ricordi tramite le emozioni, fate si che sia adesso ciò che era, ma con sfumature sentimentali, che addolciscono il tutto. Voi siete fortunati, voi siete ciò a cui ambivo anni fa. Adesso desidero solo una cosa. Adesso voglio sia l'oblio.
Non sono famoso come Brad Williams, detto google man.
Anche lui ricorda ogni cosa che abbia letto, visto o vissuto e come me soffre di ipertinesia. Ho un disturbo all'ippocampo e le connessioni neuronali in questa area del cervello sono un po' anomale.
Non sapevo di essere diverso, fino all'età di 10 anni, quando mio padre mi regalò un'agenda della banca di Roma.
Era normalissima, copertina in finta pelle color ebano, ruvida al tatto, spigolo sinistro in alto un pò ammaccato, 212 fogli in totale, di cui terzo e quarto occupati dalla solita cartina del mondo diviso in paralleli e meridiani, con i vari fusorari. Era il 1991, primo giorno dell'agenda martedì 1 gennaio, il cielo è coperto, mamma prepara un caffè in cucina, papà fa la barba, c'è ancora qualche bottiglia della sera prima, Cossiga nel messaggio di fine anno invita a combattere la malasocietà, i botti fanno 2 morti e 779 feriti, alla radio canta Celentano, a detta dello speaker, il mio fratellino dorme ancora.
Ho scritto questo e l'ho fatto vedere a mia mamma. Lei mi guarda in modo strano e mi dice che quelle cose non erano successe oggi, va da mio papà e fa vedere quello che avevo scritto e li sento bisbigliare.
Ciò che ricordavo era esattamente ciò che era successo lunedì primo gennaio 1990 ed ero in grado di fare lo stesso con tutti gli altri giorni dell'anno, a partire dal 1984.
Penserete che figo, ricorda ogni cosa della vita, potrebbe partecipare a chi vuol essere milionario e vincere.
No, non avviene così, ricordo moltissime cose minuto per minuto, ma ho una predilezione per ciò che riguarda gli occhiali da vista. Se nella stanza, nella notizia, colui che la annuncia, il mio interlocutore ci sono o ha degli occhiali da vista, io ricordo persino il numero di parole pronunciate dai presenti o l'odore che hanno, il colore del cielo, dei divani, il canale televisivo, i visi dei passanti, il brano cantato alla radio.
Ho provato ad eliminarli dalla scena, essendo portatore anche io, ho messo le lentine, ma ricordo comunque almeno al 70%. Non ne posso più, passo la maggior parte del tempo nei ricordi, vivo nel passato, mentre voi avete sempre un appiglio che vi tiene ancorati al presente. Sono come un immortale che vive oltre i suoi amori, oltre i suoi affetti. Vivo i miei ricordi oltre la loro essenza istantanea di accadimenti relegati a quel momento, come avvenissero sempre e per sempre. Rivivo addii, dichiarazioni d'amore, nostalgie, risate, paesaggi, suoni.
Si dice che la vita è bella perchè è una ed irripetibile. Molti di voi tornerebbero nel passato e cambierebbero qualcosa, io ci torno migliaia di volte e non posso cambiare nulla. Beati voi che potete rimuovere.
Io desidero solo l'oblio.
A.C.
Non sono famoso come Brad Williams, detto google man.
Anche lui ricorda ogni cosa che abbia letto, visto o vissuto e come me soffre di ipertinesia. Ho un disturbo all'ippocampo e le connessioni neuronali in questa area del cervello sono un po' anomale.
Non sapevo di essere diverso, fino all'età di 10 anni, quando mio padre mi regalò un'agenda della banca di Roma.
Era normalissima, copertina in finta pelle color ebano, ruvida al tatto, spigolo sinistro in alto un pò ammaccato, 212 fogli in totale, di cui terzo e quarto occupati dalla solita cartina del mondo diviso in paralleli e meridiani, con i vari fusorari. Era il 1991, primo giorno dell'agenda martedì 1 gennaio, il cielo è coperto, mamma prepara un caffè in cucina, papà fa la barba, c'è ancora qualche bottiglia della sera prima, Cossiga nel messaggio di fine anno invita a combattere la malasocietà, i botti fanno 2 morti e 779 feriti, alla radio canta Celentano, a detta dello speaker, il mio fratellino dorme ancora.
Ho scritto questo e l'ho fatto vedere a mia mamma. Lei mi guarda in modo strano e mi dice che quelle cose non erano successe oggi, va da mio papà e fa vedere quello che avevo scritto e li sento bisbigliare.
Ciò che ricordavo era esattamente ciò che era successo lunedì primo gennaio 1990 ed ero in grado di fare lo stesso con tutti gli altri giorni dell'anno, a partire dal 1984.
Penserete che figo, ricorda ogni cosa della vita, potrebbe partecipare a chi vuol essere milionario e vincere.
No, non avviene così, ricordo moltissime cose minuto per minuto, ma ho una predilezione per ciò che riguarda gli occhiali da vista. Se nella stanza, nella notizia, colui che la annuncia, il mio interlocutore ci sono o ha degli occhiali da vista, io ricordo persino il numero di parole pronunciate dai presenti o l'odore che hanno, il colore del cielo, dei divani, il canale televisivo, i visi dei passanti, il brano cantato alla radio.
Ho provato ad eliminarli dalla scena, essendo portatore anche io, ho messo le lentine, ma ricordo comunque almeno al 70%. Non ne posso più, passo la maggior parte del tempo nei ricordi, vivo nel passato, mentre voi avete sempre un appiglio che vi tiene ancorati al presente. Sono come un immortale che vive oltre i suoi amori, oltre i suoi affetti. Vivo i miei ricordi oltre la loro essenza istantanea di accadimenti relegati a quel momento, come avvenissero sempre e per sempre. Rivivo addii, dichiarazioni d'amore, nostalgie, risate, paesaggi, suoni.
Si dice che la vita è bella perchè è una ed irripetibile. Molti di voi tornerebbero nel passato e cambierebbero qualcosa, io ci torno migliaia di volte e non posso cambiare nulla. Beati voi che potete rimuovere.
Io desidero solo l'oblio.
A.C.
venerdì 21 gennaio 2011
2126
Sono Mureliano Meci, mangio croccantini al sesamo, tiro con l'arco, ogni mattina vado a correre al parco, amo fare l'amore, ascolto i rolling stone e vengo dal futuro, anno 2126. A proposito, loro suonano ancora.
Sì, vengo dal futuro, avete compreso bene e nonostante i 115 anni che dividono i nostri presenti, da me non è molto differente che da voi.
Abbiamo i tostapane, i microonde, i frigorifero, le tv, il digitale terrestre, la gonorrea, l'influenza Q e milioni di dosi di vaccino nei magazzini, abbiamo internet, il porno, la fame nel mondo, le guerre, Emilio Fede, lo scolo, la fila alle poste, il traffico, i bond argentini, il debito pubblico, i pro-pro-nipoti di Berlusconi e l'Italia non si chiama più così: divisa in Padania del nord e Padania delle due Sicilie.
Tutto questo ovviamente nella nuova applicazione "100 anni or sono", per Dayphone usa e getta.
In realtà nel vostro presente che verrà non esistono veicoli a benzina, diesel o propellente che voi conosciate; non ci sono cacche sui marciapiedi, malattie, dolori, dipendenze, amori e dissapori. Esistono solamente i succhi di frutta in ogni salsa: da passeggio, per profumare la casa, per lavare i pavimenti, per il bidet, per i capelli, per eliminare le rughe, per le trasfusioni, come propellente, da bere in chiesa come sangue di Cristo. Dimenticavo, non esiste l'anagrafe e ogni nascituro ha già un profilo sin dal concepimento.
Mark Zuckerberg ha cambiato cognome nel 2081, a seguito della megafusione della sua compagnia con il colosso del nettare di frutta: adesso si chiama Mark Zuegg, è l'unipresidente della confederazione dei continenti uniti, nostro sovrano, nonchè master profiler del iperforme facefruit 3D.
Il mio nick è Pompelmo&peracotta81, che è anche il nome che ho sin dalla nascita. Maureliano Meci è lo pseudonimo che uso nel vostro presente, dato che quando mi presentavo mi prendevano per il culo. Non sapete come hanno deriso il mio amico MangoCacoMais e non è cambiato molto col nuovo nome: per un errore di battitura sul documento adesso si chiama Damelot Antonellano.
Poverino, la sfiga lo perseguita.
Se avete pensato di chiedermi i risultati di partite o estrazioni del superenalotto, sappiate che nel lontano 22 gennaio 2011, per decreto legge fu proibito ogni tipo di gioco, scommessa, scambio di palloni e palline, attività fisica che non riguardasse il sesso con minorenni. Quindi non potrei cambiare le vostre situazioni economiche nemmeno volendo. Rassegnatevi e sappiate una cosa, tutto ciò che ho detto è pura invenzione, non vengo dal 2126, il mio presente è 2 gennaio 1926 e siete voi i viaggiatori del futuro, solo che state tornando al passato.
Sì, vengo dal futuro, avete compreso bene e nonostante i 115 anni che dividono i nostri presenti, da me non è molto differente che da voi.
Abbiamo i tostapane, i microonde, i frigorifero, le tv, il digitale terrestre, la gonorrea, l'influenza Q e milioni di dosi di vaccino nei magazzini, abbiamo internet, il porno, la fame nel mondo, le guerre, Emilio Fede, lo scolo, la fila alle poste, il traffico, i bond argentini, il debito pubblico, i pro-pro-nipoti di Berlusconi e l'Italia non si chiama più così: divisa in Padania del nord e Padania delle due Sicilie.
Tutto questo ovviamente nella nuova applicazione "100 anni or sono", per Dayphone usa e getta.
In realtà nel vostro presente che verrà non esistono veicoli a benzina, diesel o propellente che voi conosciate; non ci sono cacche sui marciapiedi, malattie, dolori, dipendenze, amori e dissapori. Esistono solamente i succhi di frutta in ogni salsa: da passeggio, per profumare la casa, per lavare i pavimenti, per il bidet, per i capelli, per eliminare le rughe, per le trasfusioni, come propellente, da bere in chiesa come sangue di Cristo. Dimenticavo, non esiste l'anagrafe e ogni nascituro ha già un profilo sin dal concepimento.
Mark Zuckerberg ha cambiato cognome nel 2081, a seguito della megafusione della sua compagnia con il colosso del nettare di frutta: adesso si chiama Mark Zuegg, è l'unipresidente della confederazione dei continenti uniti, nostro sovrano, nonchè master profiler del iperforme facefruit 3D.
Il mio nick è Pompelmo&peracotta81, che è anche il nome che ho sin dalla nascita. Maureliano Meci è lo pseudonimo che uso nel vostro presente, dato che quando mi presentavo mi prendevano per il culo. Non sapete come hanno deriso il mio amico MangoCacoMais e non è cambiato molto col nuovo nome: per un errore di battitura sul documento adesso si chiama Damelot Antonellano.
Poverino, la sfiga lo perseguita.
Se avete pensato di chiedermi i risultati di partite o estrazioni del superenalotto, sappiate che nel lontano 22 gennaio 2011, per decreto legge fu proibito ogni tipo di gioco, scommessa, scambio di palloni e palline, attività fisica che non riguardasse il sesso con minorenni. Quindi non potrei cambiare le vostre situazioni economiche nemmeno volendo. Rassegnatevi e sappiate una cosa, tutto ciò che ho detto è pura invenzione, non vengo dal 2126, il mio presente è 2 gennaio 1926 e siete voi i viaggiatori del futuro, solo che state tornando al passato.
giovedì 20 gennaio 2011
Il perforatore di biglie
Non sono cattivo, non sono antipatico, nemmeno assillante se volete saperlo. Generoso e comprensivo, so ascoltare. Offro i miei servigi a chi ne ha bisogno, aiuto vecchiette ad attraversare la strada anche se non ne hanno la minima intenzione, ma poi le riporto di qua per farmi ringraziare. Creo bisogni, stimoli alla gente; lancio bastoncini ai cani per farli correre, faccio lo stesso con i merluzzi ma loro scappano: devo ricordare di nascondere la scatola con su scritto findus.
Non capisco allora il perchè la gente sorrida, mi ringrazi, mi dia pacche sulle spalle, se poi chiedendomi del mio lavoro semplifichi dicendo:<< Fai lo scassa palle?>>
Non capisco allora il perchè la gente sorrida, mi ringrazi, mi dia pacche sulle spalle, se poi chiedendomi del mio lavoro semplifichi dicendo:<< Fai lo scassa palle?>>
martedì 18 gennaio 2011
Pensando a Girandola
No, non è una città e tanto meno una donna, anche se Girandola Gualtieri è un nome che mi ha sempre affascinato: chiamerò così la mia tartaruga se un giorno ne avrò di nuovo una. Sì, avevo una tartaruga e non si chiamava...ma questo lo dico dopo,ora volevo parlare di altro.
Parlare dei pensieri in loop, di quel ciclo appunto di impulsi elettrici che da un simpatico neurone vanno ad un altro e ad un altro e così via, sino a formare una connessione salda di informazioni trascinatesi dalla prima cellulina all'ultima e che noi siam soliti chiamare ossessioni.
Sono immagini, suoni, parole, opere e omissioni: atti di dolore ridondanti che eludono il mea culpa. Ingaggiano con se stessi un inseguimento in girotondo, un cercare di mordere la coda del tizio che gli sta davanti, ignorando di essere il tizio e di avere una coda.
I miei a volte di code ne hanno tre, ma il loro moto somiglia comunque ad una girandola. Questo vuol dire, più ipotesi nella ricerca di una soluzione, non bivi, bensì trivi, maggiore forza delle circonvoluzioni ossessive.
Quest'ultima è ciò che temo, perchè tornando alla mia tartaruga, che come dicevo non si chiamava, nel senso che il suo nome, io e i miei fratelli, non lo avevamo ancora scelto, un giorno sparì.
Vi chiederete dove può andare un animaletto così lento, mica scappa dalla porta se la lasci un attimo aperta: << Presto, presto!!! Chiudi, altrimenti Dear-peace scappa>> oppure <<Chi ha lasciato la finestra aperta? Cazzo è volata via>>.
Magari trovi passaporto e biglietti aerei sul letto e non capisci perchè volesse andare via da te: era forse ricercata per ricettazione di caviale di contrabbando?
E poi un giorno, dopo due anni, fate pulizie in casa e spostando la lavatrice, la trovate lì, immobile, congelata nell'ultimo spasmo atto a liberarla. Incastrata dal suo stesso carapace voluminoso, home sweet home e loculo nello stesso istante.
Ero molto triste per lei, la immaginavo alle Bahamas sorseggiante cubalibre, attorniata da deliziose guscioline in topless.
Non voglio rimanere incastrato sotto una lavatrice...
Parlare dei pensieri in loop, di quel ciclo appunto di impulsi elettrici che da un simpatico neurone vanno ad un altro e ad un altro e così via, sino a formare una connessione salda di informazioni trascinatesi dalla prima cellulina all'ultima e che noi siam soliti chiamare ossessioni.
Sono immagini, suoni, parole, opere e omissioni: atti di dolore ridondanti che eludono il mea culpa. Ingaggiano con se stessi un inseguimento in girotondo, un cercare di mordere la coda del tizio che gli sta davanti, ignorando di essere il tizio e di avere una coda.
I miei a volte di code ne hanno tre, ma il loro moto somiglia comunque ad una girandola. Questo vuol dire, più ipotesi nella ricerca di una soluzione, non bivi, bensì trivi, maggiore forza delle circonvoluzioni ossessive.
Quest'ultima è ciò che temo, perchè tornando alla mia tartaruga, che come dicevo non si chiamava, nel senso che il suo nome, io e i miei fratelli, non lo avevamo ancora scelto, un giorno sparì.
Vi chiederete dove può andare un animaletto così lento, mica scappa dalla porta se la lasci un attimo aperta: << Presto, presto!!! Chiudi, altrimenti Dear-peace scappa>> oppure <<Chi ha lasciato la finestra aperta? Cazzo è volata via>>.
Magari trovi passaporto e biglietti aerei sul letto e non capisci perchè volesse andare via da te: era forse ricercata per ricettazione di caviale di contrabbando?
E poi un giorno, dopo due anni, fate pulizie in casa e spostando la lavatrice, la trovate lì, immobile, congelata nell'ultimo spasmo atto a liberarla. Incastrata dal suo stesso carapace voluminoso, home sweet home e loculo nello stesso istante.
Ero molto triste per lei, la immaginavo alle Bahamas sorseggiante cubalibre, attorniata da deliziose guscioline in topless.
Non voglio rimanere incastrato sotto una lavatrice...
lunedì 17 gennaio 2011
Io sono uno, gli altri son 31
Ieri sera parlando al telefono, mi accorsi di una strana eco, di un ritorno di voce simile alla mia, ma non esattamente. Interloquivo con una laureata in psicologia, di cui riporto solo le iniziali M.F., la quale mi faceva presente che parlare a se stessi, diretti al proprio cuore, è cosa più che normale. Parlare ad altri due sè, in quarta persona, è cosa da curare. In realtà non soffro assolutamente di sdoppiamento della personalità, in questa era tecnologica, di velocità e socialnetwork, io soffro di un altro disturbo: soffro di profilo doppio su facebook.
Sì, sono amico di me stesso. Condivido link, taggo, bacheco, ect., tutte quelle robe lì. Alle volte mi ignoro in chat o mi critico.
Per farvi capire cosa intendo pensate al vostro profilo, ai commenti che fate agli stati dei vostri amici, pensate ai vostri amici, ai loro link, alle parole scambiate in chat, alle foto che visualizzate, ai giochini ai quali vi invitano, agli eventi; moltiplicate tutto per un milione, dividete per 500.000 e sarete vicini a ciò che provo io.
Già con un profilo mi sentivo alienato, fuori dal mondo delle notizie, impelagato in una realtà di pettegolezzi e manfrine del genere. Adesso con due me facebukkiani, mi ritrovo ad organizzare cene a lume di candela e doppie porzioni di cibo di cui metà sistematicamente si raffredda, intatta al suo posto. Mi invito ad eventi, mi ritrovo solo, ma il giorno dopo vedo l'altro taggato nel luogo dell'appuntamento...e non è passato nemmeno a salutarmi!!!
Non posso continuare così, litighiamo sempre, lui mi caga meno di quanto vorrei, magari per settimane va via, poi torna e nel cuore della notte pretende di vedermi; gli dico che sono impegnato, in compagnia, ma lui non mi ascolta e pretende di fare robe a tre.
Ho deciso, da domani vado da uno specialista per farmi aiutare, anzi chiedo direttamente a M.F.
L'ho chiamata mi ha risposto che è disponibile, che mi farà un prezzo di favore, solo 150 euro a seduta. Miei cogl....!!!!! Ci vorrà una seduta alla settimana per 1 anno, totale del danno: 7800 euro.
Ho riflettuto un po', ho fatto un calcolo veloce, supponendo riuscisse a curarmi e ho fatto la mia scelta: se adesso siamo due e potremmo smezzare, ma lei elimina l'altro me, devo pagare tutto io.
Caro Mark Zuckerberg, tu con questa storia dei profili multipli aumenti il numero degli utenti facebook, quindi il tuo volume di affari, ma io non sono meno ingegnoso di te. Creerò altri 30 profili facebook e mi dissocerò in 32 personalità, così anche se la psicologa ne eliminasse uno, potrò fare alla romana con gli altri 30.
Almeno uso la mia malattia per pagarne le cure. Fanculo Zuckerberg
Sì, sono amico di me stesso. Condivido link, taggo, bacheco, ect., tutte quelle robe lì. Alle volte mi ignoro in chat o mi critico.
Per farvi capire cosa intendo pensate al vostro profilo, ai commenti che fate agli stati dei vostri amici, pensate ai vostri amici, ai loro link, alle parole scambiate in chat, alle foto che visualizzate, ai giochini ai quali vi invitano, agli eventi; moltiplicate tutto per un milione, dividete per 500.000 e sarete vicini a ciò che provo io.
Già con un profilo mi sentivo alienato, fuori dal mondo delle notizie, impelagato in una realtà di pettegolezzi e manfrine del genere. Adesso con due me facebukkiani, mi ritrovo ad organizzare cene a lume di candela e doppie porzioni di cibo di cui metà sistematicamente si raffredda, intatta al suo posto. Mi invito ad eventi, mi ritrovo solo, ma il giorno dopo vedo l'altro taggato nel luogo dell'appuntamento...e non è passato nemmeno a salutarmi!!!
Non posso continuare così, litighiamo sempre, lui mi caga meno di quanto vorrei, magari per settimane va via, poi torna e nel cuore della notte pretende di vedermi; gli dico che sono impegnato, in compagnia, ma lui non mi ascolta e pretende di fare robe a tre.
Ho deciso, da domani vado da uno specialista per farmi aiutare, anzi chiedo direttamente a M.F.
L'ho chiamata mi ha risposto che è disponibile, che mi farà un prezzo di favore, solo 150 euro a seduta. Miei cogl....!!!!! Ci vorrà una seduta alla settimana per 1 anno, totale del danno: 7800 euro.
Ho riflettuto un po', ho fatto un calcolo veloce, supponendo riuscisse a curarmi e ho fatto la mia scelta: se adesso siamo due e potremmo smezzare, ma lei elimina l'altro me, devo pagare tutto io.
Caro Mark Zuckerberg, tu con questa storia dei profili multipli aumenti il numero degli utenti facebook, quindi il tuo volume di affari, ma io non sono meno ingegnoso di te. Creerò altri 30 profili facebook e mi dissocerò in 32 personalità, così anche se la psicologa ne eliminasse uno, potrò fare alla romana con gli altri 30.
Almeno uso la mia malattia per pagarne le cure. Fanculo Zuckerberg
sabato 8 gennaio 2011
Perchè di 28 ce n'è uno?
Comune convinzione è che tra tutti i mesi dell'anno, soltanto uno abbia 28 giorni. Sapete già di quale mese sto parlando, vero? Si, proprio quello, quello che finisce per "aio". No, non fennaio. Si scrive con le "b" e qualche "r" e si pronuncia febbraio. Mese birichino, esso di tanto in tanto annovera tra i suoi giorni un happyday, che come il fratello orario da aperitivo, lo fa risultare conveniente.
In quel caso l'anno prende il nome di "bisestile". Ma ora vi chiederete anche "perchè ci sta martoriando le sacre volventi con 'sta storia?", vengo e mi spiego.
In realtà non è solo febbraio ad avere 28 giorni, ma come avete intuito tutti i mesi hanno 28 giorni....quindi il nome del mio blog è anche una domanda, ma soprattutto è un'affermazione. Dico che dar peso alle apparenze, in qualche maniera, è un errore umano comprensibile. Quindi di ventotto non ce n'è solo uno, ma ben dodici e quanti ce n'è di voi che pensate di essere unici?
In quel caso l'anno prende il nome di "bisestile". Ma ora vi chiederete anche "perchè ci sta martoriando le sacre volventi con 'sta storia?", vengo e mi spiego.
In realtà non è solo febbraio ad avere 28 giorni, ma come avete intuito tutti i mesi hanno 28 giorni....quindi il nome del mio blog è anche una domanda, ma soprattutto è un'affermazione. Dico che dar peso alle apparenze, in qualche maniera, è un errore umano comprensibile. Quindi di ventotto non ce n'è solo uno, ma ben dodici e quanti ce n'è di voi che pensate di essere unici?
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