venerdì 28 gennaio 2011

Delirio number two

"A te voglia nichilista, per te gioia trista. Nulla nel tempo, gioia del momento. Yo, yo, yo. Rime truci, atroci, truzze, rozze come solito si consiglia dire. Nel gergo del ghetto, senza tetto rinchiuso, vagabondo disilluso, incapace di mossa alcuna, metto prona ognuna, chi dice "supina", dico io: meglio a pecorina."

Rappa bello, mi dicevo. Ronzava nella testa solo un desiderio: continua, non ne capisco nulla, ma continua la tua rima suburbana.
I concerti del Mogway sono parecchio cool nel chiul, come dice la mia migliore amica. Sono rime, basso, batteria,una base. Sono ciò che amo adesso, legami di parole, volubili. Significati buttati al vento, nel freddo esterno, fuori dal tepore da dove nascono le parole: dalla bocca, dalla lingua, dal petto.
Sembra quasi mi abbia contagiato col suo modo di cantare, sembra quasi sia io a farlo adesso. No, invece sono seduto al tavolo, davanti alla mia birra doppio malto rossa e alla mia ragazza rossa senza smalto. Mi guarda con occhi languidi, la ragazza, non la birra, io guardo la birra, non la ragazza e lei si incazza, si alza e va via. Rimaniamo io e la schiuma ai bordi del bicchiere, una sigaretta a metà nel posacenere. Arriva una bionda, si siede. Parla. Ordino un'altra birra. E' olandese, la birra; la tipa invece è de Roma. Si chiama Simona e fa la commessa in un negozio di animali. Annuisco appena, accenno ad un sorriso.
"Prendila come viene, se conviene salva me e te. Ne passanno a centinaia, come sassolini, si uniscono a formare ghiaia. Sono i primi a lasciare che tutto scorra. Sono zavorra, peso, inganno. Ti fottono, poi se ne vanno. Stavolta io fotto te, che il kamasutra sembra un ricettario, in modo vario e variopinto, cala il sipario su questo porno spinto."
E' quasi finita, ne sto per ordinare un'altra, la tipa si alza stizzita. Ho parlato poco, se ne va come la rossa: la ragazza di prima, la mia prima birra, la ragazza di ora e la mia olandese fruttata. Rimango di nuovo solo, ma non tarda a sedersi un'altra. Parla anche lei, gesticola, mi invita a dare informazioni, nome, date, luoghi.
"Qui, io, ora" le rispondo, si alza che la mia pinta è ancora grondante goccioline di condensa. Ne verranno altre 7 di birre e di donne, si siederanno, le berrò. Tornerò a casa barcollante e solitario, in un turbinio di voci e visi sconosciuti.
Devo smetterla di iscrivermi allo SpeedRapDate, solo perchè con 15 euro bevo fino al collasso.

martedì 25 gennaio 2011

L'orchestra delle ex

<<Salve, vorrei acquistare quello strumento a percussione, della famiglia degli idiofoni, quello che a Renato Zero non piace, vede ce n'è uno lì in alto, proprio lì>>
<<Signore parla del triangolo?>>
<<Sì, esatto, quel coso lì, di metallo con una barretta>>
<<Glielo prendo subito!>>

Mi ha guardato con un aria indifferente, sto stronzo di commesso, solo perchè non sapevo il nome di quello strumento musicale. Cretino. Fosse la prima volta che vengo in questo negozio a comprarne, capirei.
Sarà nuovo sto fesso. Mi conoscono tutti qui, ormai sono al mio trentatreesimo strumento.
Chiarisco una cosa: non è una mania da collezionista. Semplicemente ogni volta che rompo un rapporto con una ragazza, che per me è stata importante, come surrogato e per esorcizzare l'accaduto, compro qualcosa che si può suonare.
La prima è stata Michela, divenuta una chitarra; la seconda Luana, violino; Melita, flauto traverso; Laura, tuba; Patrizia, grancassa; Valentina, Piatti; Eliana, corno inglese per ovvi motivi; Berta, flauto dolce per la bravura, non come Melita che si strozzava; Luciana, pianoforte; Angelica, rullante; le sorelle Maika, Laika e Mila rispettivamente tromba piccola, tromba bassa e trombone contrabbasso; Selenia, oboe d'amore; Pamela, timpani (parlava assai); Sonia, arpa; Flavia, saxofono; Claudia, clarinetto piccolo...
Se volete saperlo ho la possibilità di far suonare una piccola banda di paese.
Tengo tutto in una stanza insonorizzata ed ogni tanto soffio in uno, archetto un altro, percuoto, pizzico, accarezzo, lecco, pesto.
Il triangolo di cui sopra è per Raffaella, sensibile, si faceva sentire ogni tanto: inutile come lo strumento che la sostituisce.
E' vero, non ne so suonare uno come si deve, ma in fondo continuo nella rappresentazione. Nella realtà non ho saputo trovare un "accordo" giusto con nessuna di loro.
Non le sentivo, c'era disarmonia, erano stridenti, stonanti; non per colpa loro ovviamente, ma nemmeno mia. Non erano fatte per me.
So che la fuori, in un negozio, chissà forse in America, forse in Sri Lanka, forse da Tomassone a Bologna, c'è un fiato, un arco, una percussione che mi sta aspettando: attenderà il mio arrivo per sempre. La mia orchestra non sarà mai completa ed  io sarò un maestro da strapazzo, ma finalmente al mio fianco vi sarà colei che non sarà mai uno strumento.

domenica 23 gennaio 2011

Ciò che sembra, ma non è,serve a darti l'allegrìaaaa

Sempre stato amante dei contentini, delle emozioni a metà.Non sono il tipo. Così conciso e istantaneo nel definirsi sembrava un automa. Non era nemmeno questo, era sensibile alle relazioni umane, ai sentimenti, lo è ancora. Vive di contatti, di scambi di pensieri, sono così era solito dire. Non uso virgolette, era il suo motto ed ancora adesso lo usa. Definirsi particolare sarebbe banale, essere speciale altrettanto. Me stesso vi presento, io, gioia del vivere sopra le righe, senza superarne alcuna. Osservatore esterno e immerso nello stesso tempo. Mi tuffo nelle incapacità, nelle sciocchezze, nuoto nel sapere e nell'idiozia era capace di affermare, ancor ora non si contraddice. Cosa diceva e dice, esisteva ed esiste? E chi sarà mai capace di asserirlo. Legami inutili, secondi futili era solito vivere e vive. Chi è costui? Chi era? Non lo sapremo mai, ma forse lo so. Sì, lo confesso. So chi è costui, chi era solito essere. Sono io, sei tu.

sabato 22 gennaio 2011

L'uomo senza oblio

Ricordi, ricordi, ne siete circondati, siete immersi e sommersi da foto, video, oggetti, legami. Ogni cosa vi porta al passato, siete scaraventati indietro nel tempo in continuazione. Una goccia di pioggia, un motivetto alla radio, uno sguardo sconosciuto che vi fa emozionare; aromi del presente ed il profumo di torta alle mele della mamma; un sorriso ed il profilo della vostra ragazza sul letto, la domenica mattina. Voi associate, date forza ai ricordi tramite le emozioni, fate si che sia adesso ciò che era, ma con sfumature sentimentali, che addolciscono il tutto. Voi siete fortunati, voi siete ciò a cui ambivo anni fa. Adesso desidero solo una cosa. Adesso voglio sia l'oblio.
Non sono famoso come Brad Williams, detto google man.
Anche lui ricorda ogni cosa che abbia letto, visto o vissuto e come me soffre di ipertinesia. Ho un disturbo all'ippocampo e le connessioni neuronali in questa area del cervello sono un po' anomale.
Non sapevo di essere diverso, fino all'età di 10 anni, quando mio padre mi regalò un'agenda della banca di Roma.
Era normalissima, copertina in finta pelle color ebano, ruvida al tatto, spigolo sinistro in alto un pò ammaccato, 212 fogli in totale, di cui terzo e quarto occupati dalla solita cartina del mondo diviso in paralleli e meridiani, con i vari fusorari. Era il 1991, primo giorno dell'agenda martedì 1 gennaio, il cielo è coperto, mamma prepara un caffè in cucina, papà fa la barba, c'è ancora qualche bottiglia della sera prima, Cossiga nel messaggio di fine anno invita a combattere la malasocietà, i botti fanno 2 morti e 779 feriti, alla radio canta Celentano, a detta dello speaker, il mio fratellino dorme ancora.
Ho scritto questo e l'ho fatto vedere a mia mamma. Lei mi guarda in modo strano e mi dice che quelle cose non erano successe oggi, va da mio papà e fa vedere quello che avevo scritto e li sento bisbigliare.
Ciò che ricordavo era esattamente ciò che era successo lunedì primo gennaio 1990 ed ero in grado di fare lo stesso con tutti gli altri giorni dell'anno, a partire dal 1984.
Penserete che figo, ricorda ogni cosa della vita, potrebbe partecipare a chi vuol essere milionario e vincere.
No, non avviene così, ricordo moltissime cose minuto per minuto, ma ho una predilezione per ciò che riguarda gli occhiali da vista. Se nella stanza, nella notizia, colui che la annuncia, il mio interlocutore ci sono o ha degli occhiali da vista, io ricordo persino il numero di parole pronunciate dai presenti o l'odore che hanno, il colore del cielo, dei divani, il canale televisivo, i visi dei passanti, il brano cantato alla radio.
Ho provato ad eliminarli dalla scena, essendo portatore anche io, ho messo le lentine, ma ricordo comunque almeno al 70%. Non ne posso più, passo la maggior parte del tempo nei ricordi, vivo nel passato, mentre voi avete sempre un appiglio che vi tiene ancorati al presente. Sono come un immortale che vive oltre i suoi amori, oltre i suoi affetti. Vivo i miei ricordi oltre la loro essenza istantanea di accadimenti relegati a quel momento, come avvenissero sempre e per sempre. Rivivo addii, dichiarazioni d'amore, nostalgie, risate, paesaggi, suoni.
Si dice che la vita è bella perchè è una ed irripetibile. Molti di voi tornerebbero nel passato e cambierebbero qualcosa, io ci torno migliaia di volte e non posso cambiare nulla. Beati voi che potete rimuovere.
Io desidero solo l'oblio.

A.C.

venerdì 21 gennaio 2011

2126

Sono Mureliano Meci, mangio croccantini al sesamo, tiro con l'arco, ogni mattina vado a correre al parco, amo fare l'amore, ascolto i rolling stone e vengo dal futuro, anno 2126. A proposito, loro suonano ancora.
Sì, vengo dal futuro, avete compreso bene e nonostante i 115 anni che dividono i nostri presenti, da me non è molto differente che da voi.
Abbiamo i tostapane, i microonde, i frigorifero, le tv, il digitale terrestre, la gonorrea, l'influenza Q e milioni di dosi di vaccino nei magazzini, abbiamo internet, il porno, la fame nel mondo, le guerre, Emilio Fede, lo scolo, la fila alle poste, il traffico, i bond argentini, il debito pubblico, i pro-pro-nipoti di Berlusconi e l'Italia non si chiama più così: divisa in Padania del nord e Padania delle due Sicilie.
Tutto questo ovviamente nella nuova applicazione "100 anni or sono", per Dayphone usa e getta.
In realtà nel vostro presente che verrà non esistono veicoli a benzina, diesel o propellente che voi conosciate; non ci sono cacche sui marciapiedi, malattie, dolori, dipendenze, amori e dissapori. Esistono solamente i succhi di frutta in ogni salsa: da passeggio, per profumare la casa, per lavare i pavimenti, per il bidet, per i capelli, per eliminare le rughe, per le trasfusioni, come propellente, da bere in chiesa come sangue di Cristo. Dimenticavo, non esiste l'anagrafe e ogni nascituro ha già un profilo sin dal concepimento.
Mark Zuckerberg ha cambiato cognome nel 2081, a seguito della megafusione della sua compagnia con il colosso del nettare di frutta: adesso si chiama Mark Zuegg, è l'unipresidente della confederazione dei continenti uniti, nostro sovrano, nonchè master profiler del iperforme facefruit 3D.
Il mio nick è Pompelmo&peracotta81, che è anche il nome che ho sin dalla nascita. Maureliano Meci è lo pseudonimo che uso nel vostro presente, dato che quando mi presentavo mi prendevano per il culo. Non sapete come hanno deriso il mio amico MangoCacoMais e non è cambiato molto col nuovo nome: per un errore di battitura sul documento adesso si chiama Damelot Antonellano.
Poverino, la sfiga lo perseguita.
Se avete pensato di chiedermi i risultati di partite o estrazioni del superenalotto, sappiate che nel lontano 22 gennaio 2011, per decreto legge fu proibito ogni tipo di gioco, scommessa, scambio di palloni e palline, attività fisica che non riguardasse il sesso con minorenni. Quindi non potrei cambiare le vostre situazioni economiche nemmeno volendo. Rassegnatevi e sappiate una cosa, tutto ciò che ho detto è pura invenzione, non vengo dal 2126, il mio presente è 2 gennaio 1926 e siete voi i viaggiatori del futuro, solo che state tornando al passato.

giovedì 20 gennaio 2011

Il perforatore di biglie

Non sono cattivo, non sono antipatico, nemmeno assillante se volete saperlo. Generoso e comprensivo, so ascoltare. Offro i miei servigi a chi ne ha bisogno, aiuto vecchiette ad attraversare la strada anche se non ne hanno la minima intenzione, ma poi le riporto di qua per farmi ringraziare. Creo bisogni, stimoli alla gente; lancio bastoncini ai cani per farli correre, faccio lo stesso con i merluzzi ma loro scappano: devo ricordare di nascondere la scatola con su scritto findus.
Non capisco allora il perchè la gente sorrida, mi ringrazi, mi dia pacche sulle spalle, se poi chiedendomi del mio lavoro semplifichi dicendo:<< Fai lo scassa palle?>>

martedì 18 gennaio 2011

Pensando a Girandola

No, non è una città e tanto meno una donna, anche se Girandola Gualtieri è un nome che mi ha sempre affascinato: chiamerò così la mia tartaruga se un giorno ne avrò di nuovo una. Sì, avevo una tartaruga e non si chiamava...ma questo lo dico dopo,ora volevo parlare di altro.
Parlare dei pensieri in loop, di quel ciclo appunto di impulsi elettrici che da un simpatico neurone vanno ad un altro e ad un altro e così via, sino a formare una connessione salda di informazioni trascinatesi dalla prima cellulina all'ultima e che noi siam soliti chiamare ossessioni.
Sono immagini, suoni, parole, opere e omissioni: atti di dolore ridondanti che eludono il mea culpa. Ingaggiano con se stessi un inseguimento in girotondo, un cercare di mordere la coda del tizio che gli sta davanti, ignorando di essere il tizio e di avere una coda.
I miei a volte di code ne hanno tre, ma il loro moto somiglia comunque ad una girandola. Questo vuol dire, più ipotesi nella ricerca di una soluzione, non bivi, bensì trivi, maggiore forza delle circonvoluzioni ossessive.
Quest'ultima è ciò che temo, perchè tornando alla mia tartaruga, che come dicevo non si chiamava, nel senso che il suo nome, io e i miei fratelli, non lo avevamo ancora scelto, un giorno sparì.
Vi chiederete dove può andare un animaletto così lento, mica scappa dalla porta se la lasci un attimo aperta: << Presto, presto!!! Chiudi, altrimenti Dear-peace scappa>> oppure <<Chi ha lasciato la finestra aperta? Cazzo è volata via>>.
Magari trovi passaporto e biglietti aerei sul letto e non capisci perchè volesse andare via da te: era forse ricercata per ricettazione di caviale di contrabbando?
E poi un giorno, dopo due anni, fate pulizie in casa e spostando la lavatrice, la trovate lì, immobile, congelata nell'ultimo spasmo atto a liberarla. Incastrata dal suo stesso carapace voluminoso, home sweet home e loculo nello stesso istante.
Ero molto triste per lei, la immaginavo alle Bahamas sorseggiante cubalibre, attorniata da deliziose guscioline in topless.
Non voglio rimanere incastrato sotto una lavatrice...

lunedì 17 gennaio 2011

Io sono uno, gli altri son 31

Ieri sera parlando al telefono, mi accorsi di una strana eco, di un ritorno di voce simile alla mia, ma non esattamente. Interloquivo con una laureata in psicologia, di cui riporto solo le iniziali M.F., la quale mi faceva presente che parlare a se stessi, diretti al proprio cuore, è cosa più che normale. Parlare ad altri due sè, in quarta persona, è cosa da curare. In realtà non soffro assolutamente di sdoppiamento della personalità, in questa era tecnologica, di velocità e socialnetwork, io soffro di un altro disturbo: soffro di profilo doppio su facebook.
Sì, sono amico di me stesso. Condivido link, taggo, bacheco, ect., tutte quelle robe lì. Alle volte mi ignoro in chat o mi critico.
Per farvi capire cosa intendo pensate al vostro profilo, ai commenti che fate agli stati dei vostri amici, pensate ai vostri amici, ai loro link, alle parole scambiate in chat, alle foto che visualizzate, ai giochini ai quali vi invitano, agli eventi; moltiplicate tutto per un milione, dividete per 500.000 e sarete vicini a ciò che provo io.
Già con un profilo mi sentivo alienato, fuori dal mondo delle notizie, impelagato in una realtà di pettegolezzi e manfrine del genere. Adesso con due me facebukkiani, mi ritrovo ad organizzare cene a lume di candela e doppie porzioni di cibo di cui metà sistematicamente si raffredda, intatta al suo posto. Mi invito ad eventi, mi ritrovo solo, ma il giorno dopo vedo l'altro taggato nel luogo dell'appuntamento...e non è passato nemmeno a salutarmi!!!
Non posso continuare così, litighiamo sempre, lui mi caga meno di quanto vorrei, magari per settimane va via, poi torna e nel cuore della notte pretende di vedermi; gli dico che sono impegnato, in compagnia, ma lui non mi ascolta e pretende di fare robe a tre.
Ho deciso, da domani vado da uno specialista per farmi aiutare, anzi chiedo direttamente a M.F.
L'ho chiamata mi ha risposto che è disponibile, che mi farà un prezzo di favore, solo 150 euro a seduta. Miei cogl....!!!!! Ci vorrà una seduta alla settimana per 1 anno, totale del danno: 7800 euro.
Ho riflettuto un po', ho fatto un calcolo veloce, supponendo riuscisse a curarmi e ho fatto la mia scelta: se adesso siamo due e potremmo smezzare, ma lei elimina l'altro me, devo pagare tutto io.
Caro Mark Zuckerberg, tu con questa storia dei profili multipli aumenti il numero degli utenti facebook, quindi il tuo volume di affari, ma io non sono meno ingegnoso di te. Creerò altri 30 profili facebook e mi dissocerò in 32 personalità, così anche se la psicologa ne eliminasse uno, potrò fare alla romana con gli altri 30.
Almeno uso la mia malattia per pagarne le cure. Fanculo Zuckerberg

sabato 8 gennaio 2011

Perchè di 28 ce n'è uno?

Comune convinzione è che tra tutti i mesi dell'anno, soltanto uno abbia 28 giorni. Sapete già di quale mese sto parlando, vero? Si, proprio quello, quello che finisce per "aio". No, non fennaio. Si scrive con le "b" e qualche "r" e si pronuncia febbraio. Mese birichino, esso di tanto in tanto annovera tra i suoi giorni un happyday, che come il fratello orario da aperitivo, lo fa risultare conveniente.
In quel caso l'anno prende il nome di "bisestile". Ma ora vi chiederete anche "perchè ci sta martoriando le sacre volventi con 'sta storia?", vengo e mi spiego.
In realtà non è solo febbraio ad avere 28 giorni, ma come avete intuito tutti i mesi hanno 28 giorni....quindi il nome del mio blog è anche una domanda, ma soprattutto è un'affermazione. Dico che dar peso alle apparenze, in qualche maniera, è un errore umano comprensibile. Quindi di ventotto non ce n'è solo uno, ma ben dodici e quanti ce n'è di voi che pensate di essere unici?