mercoledì 9 febbraio 2011

Scossoni

Trema, vibra, stai attento!!! Attento cade il vaso, prendilo!
Porca troia, stavolta non smette. Non pensi sia più lunga delle altre? Cazzo qui crolla tutto. Stai giù, sotto il tavolo. Macchè, meglio sotto un arco, una porta, una trave. Ma no, usciamo fuori, scappiamo.
E dove si va?
Ovunque.
Sì, ma dove?
A destra.
A destra?
Allora andiamo a sinistra.
A sinistra?
Allora andiamo dritto.
Dritto c'è un altra casa.
Allora andiamo su, in alto.
Voliamo?
Sì, voliamo, io so farlo, tu?
Boh, forse, non ho mai provato.
Proviamo assieme.
Cazzo, ma stiamo volando, i miei piedi penzolano, ma è fighissimo, come dicono i giovani d'oggi. Cool.
Cool che? Smettila e continua a levitare, su andiamo su.
Attento! Un falco, un gabbiano, una falena, ma che roba è?
Un sacchettino della monnezza, scemo.
E che ci fa qui su?
Mica voliamo solo noi, anche la merda si solleva.
Davvero? Come le scoregge?
Beh sì, direi di sì.
E noi che siamo?
Non saprei. Cioè sì lo so. Io sono un uomo.
E io che sono, mi vedevo i piedi prima.
Mi dispiace erano i miei piedi che vedevi.
Ma allora che sono io?
Lo avevi intuito prima.
Stai dicendo che mi hai fatto tu?
Diciamo la fagiolata di ieri?
No, sono una scoreggia. Ma perchè penso? Essere sensiente non mi piace.
Erano fagioli OGM. Pardon.
E adesso cosa succede?
Io torno giù, tu ti librerai e man mano ti disperderai nell'aere. Ciao. Addio
Che triste destino. Mi sembrava di esistere da sempre. Invece mi hai fatta, mi lasci andare e non esisto più. Prrr, prrr,prr,pr.

giovedì 3 febbraio 2011

Pulsioni

Di angoscia, di rabbia, di malinconia e di tristezza. Di gelosia, di ferite, di giustificazioni e di odio. Di ricerca, di dissenzo, di malessere. Di cosa è composta una persona? Sa amare, sa disprezzare, sa mentire, sa far male, far bene, far fare.
Plagia e piega le verità a proprio tornaconto.
Emula personaggi di fantasia, si crede sopra le regole.
No, questa deve essere la ricetta sbagliata di cosa è un uomo. Devo aver letto male quali ingredienti lo compongono.
C'era scritto: Tibia 2 porzioni, 10 dita per due mani, 10 per due piedi, un bacino, una testa, qualche metacarpo, un paio di clavicole, altrettante scapole, una certa quantità di vertebre, 16 metri di budello, uno stomaco, un fegato, un cuore, altre robe che non ricordo e poi il solito pulsioni q.b.
Quanto basta, ma che vuol dire?
Non so, Io ne ho messo forse troppe di une e meno di altre.
La prossima volta prendo quello che si fa al microonde, un pò di fango, ci sputo sopra come al solito e domenica mi riposo.
Sempre vostro e di altri
Dio

Il meschino

Mi chiamano in vari modi, urlano i miei nomi in continuazione. Non mi volto mai.
Non per superbia, nemmeno per sordità e siate sicuri, nemmeno per disattenzione.
Tratto male la gente, dicono le voci; è un insensibile, dicono altri; approfittatore, dice la mia coscienza.
Io preferisco un solo vocabolo: meschino. Sì, siate concisi, abbreviate ogni vostra frase, epiteto, malvolenza in questo splendido termine: racchiude in se ogni vostro desiderio di cattiveria su di me.
Se mi chiamate, non vi rivolgo la mia attenzione, perchè sono meschino; se vi mento perchè voglio ottenere qualcosa è perchè sono meschino; se state annegando e poggio il piede sulla vostra testa per allacciarmi la scarpa, è perchè...?
Sono Meschino, Oliviero Meschino, brutte teste di cazzo!!!! Smettetela di chiamarmi a casa anche di notte, di insultarmi per strada. È  normale che la mia pazienza abbia una fine, è normale diventi cattivo. I vostri sono pronosticogiudizi, mi date dell'infame e prima o poi lo divento. Sono la persona più gentile che conosca e ora vi saluto con un bel Vaffanculo!!!

Le rovine

Mi aggiravo oramai stanco, sempre curioso di scoprire, ma stanco nel corpo e nella mente. Ero stato allontanato dalla mia compagnia di viaggio poichè inaffidabile, dicevano loro. Sapevo esattamente il perchè.
Sono qui da solo, davanti alle rovine di un'antica città: luoghi che un tempo ospitavano viandanti, mercanti, tradizioni; calore umano v'era tra le mura degli edifici, gesti consueti vi si svolgevano, familiare era il rumorio che l'attorniava. La osservo adesso da lontano, nel tempo. Tutto è già decrepito, malconcio, impolverato. Sbiaditi gli affreschi, in mille pezzi le anfore. E' rimasto un solo bicchiere in terracotta, deformato.
Lo colpisco col piede, vola verso un muro franato. Si frantuma.
Adesso si che sono rovine.
Ed ora sapete perchè mi hanno allontanato.