martedì 25 gennaio 2011

L'orchestra delle ex

<<Salve, vorrei acquistare quello strumento a percussione, della famiglia degli idiofoni, quello che a Renato Zero non piace, vede ce n'è uno lì in alto, proprio lì>>
<<Signore parla del triangolo?>>
<<Sì, esatto, quel coso lì, di metallo con una barretta>>
<<Glielo prendo subito!>>

Mi ha guardato con un aria indifferente, sto stronzo di commesso, solo perchè non sapevo il nome di quello strumento musicale. Cretino. Fosse la prima volta che vengo in questo negozio a comprarne, capirei.
Sarà nuovo sto fesso. Mi conoscono tutti qui, ormai sono al mio trentatreesimo strumento.
Chiarisco una cosa: non è una mania da collezionista. Semplicemente ogni volta che rompo un rapporto con una ragazza, che per me è stata importante, come surrogato e per esorcizzare l'accaduto, compro qualcosa che si può suonare.
La prima è stata Michela, divenuta una chitarra; la seconda Luana, violino; Melita, flauto traverso; Laura, tuba; Patrizia, grancassa; Valentina, Piatti; Eliana, corno inglese per ovvi motivi; Berta, flauto dolce per la bravura, non come Melita che si strozzava; Luciana, pianoforte; Angelica, rullante; le sorelle Maika, Laika e Mila rispettivamente tromba piccola, tromba bassa e trombone contrabbasso; Selenia, oboe d'amore; Pamela, timpani (parlava assai); Sonia, arpa; Flavia, saxofono; Claudia, clarinetto piccolo...
Se volete saperlo ho la possibilità di far suonare una piccola banda di paese.
Tengo tutto in una stanza insonorizzata ed ogni tanto soffio in uno, archetto un altro, percuoto, pizzico, accarezzo, lecco, pesto.
Il triangolo di cui sopra è per Raffaella, sensibile, si faceva sentire ogni tanto: inutile come lo strumento che la sostituisce.
E' vero, non ne so suonare uno come si deve, ma in fondo continuo nella rappresentazione. Nella realtà non ho saputo trovare un "accordo" giusto con nessuna di loro.
Non le sentivo, c'era disarmonia, erano stridenti, stonanti; non per colpa loro ovviamente, ma nemmeno mia. Non erano fatte per me.
So che la fuori, in un negozio, chissà forse in America, forse in Sri Lanka, forse da Tomassone a Bologna, c'è un fiato, un arco, una percussione che mi sta aspettando: attenderà il mio arrivo per sempre. La mia orchestra non sarà mai completa ed  io sarò un maestro da strapazzo, ma finalmente al mio fianco vi sarà colei che non sarà mai uno strumento.

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